Ogni Martedì, uscendo da karate, preferisco fare una strada un po’ più lunga piuttosto che tagliare per arrivare prima al luogo dove mia sorella segue lezioni di danza classica.
Mentre mi incammino, sorrido per la decisione alla prima lezione dell’anno, e rivolgo il mio naso all’insù ; noto che ormai sono state messe le lucine a tutti i balconi del quartiere Coppedè, ed esse si intarvedono tra il fogliame degli oleandri, alberi che popolano le vie assieme alle querce.
Svolto l’angolo e guardo tutti i negozi e gli alimentari...ecco il posticino indicatomi da Matilde anni fa; lei mi raccontava come , lì, si vendessero oggetti vecchi , vestiti che non si volevano più...una sorta di mercatino dell’usato molto sofisticato.
Attraversando con lo sguardo la strada, incontriamo un ristorante con un’insegna risalente al periodo in cui il neon andava di moda. Ora so che si chiami “Da Ezio le scalette”, ma per me era sempre stato, in passato, il “Ristorante delle Aragoste”, perchè le avevo viste in un acquario all'ingresso, e ho vanamente sperato, colta dalla pietà, che fossero per decoro.
Sempre proseguendo incontro, dopo l’hotel Coppedè, via Reno, la strada che imboccavo sempre per andare a pianoforte....e lì, all’incrocio con via Chiana, ancora si trova la sartoria Orlo Lampo.
Scendendo lungo la via, quasi percepisco il passaggio al quartiere Trieste; ecco lì,in lontananza, il fioraio...toh, anche loro hanno messo le lucine. Accanto, un atrio aperto lascia intravedere un albero di Natale condominiale. Mi ricordo quando, alle medie, passavo accanto a quel portone per poi andare oltre al fioraio, e in seguito attraversare la strada e fiancheggiare la pasticceria Marinari, dove,col papà, prendevamo sempre sacher, profiteroles o montblanc per i nostri compleanni. Forse lo facevo perché mi piaceva l’idea poetica di riempirmi gli occhi con la bellezza, racchiusa in tendoni e vetrine.
Dopo un atelier e un neo ristorante intitolato all’omonima Giada, c’è la gelateria Marinari; già da prima con la famiglia gustavamo là i gelati, ma il più memorabile è quello preso al termine degli esami di terza media con Marta; in realtà era un frappè (“mai chiamarlo milkshake qui, che ti guardano male!” mi aveva detto l’amica). Ne ricordo ancora i gusti: mirtillo e Nutella...il mio solito per il posto. Posto accanto al quale, tra l’altro, c’è un Nasone in disuso da pochi mesi, e ogni volta, passandoci accanto, lancio un’occhiata per vedere se sia stato riparato.
Svolto in via Topino, che rievoca il ricordo di un negozietto vintage al quale, sempre con Matilde, ho fatto giusto in tempo ad andare prima che chiudesse; ho ancora l’adesivo sulla valigia...
Più in là si incontra un negozietto di giardinaggio: una volta siamo entrate con la mamma e Gaia, e quel corridoietto striminzito , sotto i nostri occhi increduli, ci ha condotte in un giardino segreto. Ancora oggi sbircio nelle porte a vetri per assicurarmi che non sia stato uno scherzo della mente.
Giunta alla fine della via, svolto, e so di camminare al confine tra il quartiere Trieste e il quartiere Coppedè ... temerariamente attraverso la strada molti metri più in là rispetto alle strisce, conoscendo la scarsa densità di automobilisti in queste strade.
E, dopo un’ultima svolta accanto a un minuscolo porticino soffocato da due massicce colonne intersecate da parallelepipedi, giungo alla scuola di danza di mia sorella, e percepisco il profumo dei suoi ricordi. In un attimo di follia, quest’estate, mi sono chiesta come sarebbe potuto essere entrare lì, in quel posto, da “ballerina” e non come parente, ma l’allettante idea è evaporata.
E, oltre al mio tragitto settimanale, c’è ancora molto da raccontare...
Lada Bressi