Non ho scelto di parlare di Pietralata, che è il quartiere dove vivo, perché non ho ricordi nitidi e soprattutto è un posto dal quale mi sento molto estraneata; piuttosto vorrei parlare di un altro quartiere: Montesacro, dove ho trascorso una parte della mia infanzia, ho trascorso lì due anni per frequentare la scuola materna. Ricordo molto bene il cancello della scuola tinto di giallo ai lati del quale c'è una pianta che mi ha sempre incuriosito; forse per il suo colore verde intenso o per la lucidità delle sue foglie; ogni volta che provavo a toccarla venivo richiamata da nonna perché era una pianta velenosa ma più mi veniva detto di non farlo più quella pianta mi attirava. Così tutte le volte che uscivo da scuola, ci riprovavo. Durante la strada da fare per arrivare a casa dei miei nonni, mentre parlavo con nonno di come fosse andata la giornata, mi guardavo intorno, ma non ricordo altro se non palazzi arancioni con serrande verdi. Ogni volta era un dramma quando i miei genitori venivano a riprendermi. Mi piaceva giocare con nonno mentre nonna era in cucina a preparare da mangiare, e mi divertivo anche a tormentare un po' il cane che un giorno mi ha morso la mano, ma ho comunque continuato ad infastidirlo. Ora è diverso, ogni tanto torno a Montesacro ma per andare a trovare i miei zii e i miei cugini; durante la strada non mi guardo più intorno per vedere il colore dei palazzi, guardo dritta le luci delle altre macchine e se qualcuno mi fa una domanda non la sento perché ho la musica nelle orecchie e non mi piace metterla in pausa. Quando salgo su in casa non c'è più il cane con cui giocare, ma due gatti che si scansano se provo a toccarli.
Giada Sindotti