A scuola con Cassola

Liceo Pilo Albertelli
  • Home
  • Info
    • Il Progetto
    • I luoghi di Cassola
    • Cronistoria di progetto
  • News
  • Contatti
  • Bibliografia

A scuola con Cassola

Liceo Pilo Albertelli
  • Home
  • Info
    • Il Progetto
    • I luoghi di Cassola
    • Cronistoria di progetto
  • News
  • Contatti
  • Bibliografia
  • Sei qui:  
  • Home
  • I nostri quartieri
  • Gita immaginaria a Roma di Irene Fabbri

Gita immaginaria a Roma di Irene Fabbri

Dettagli
Visite: 450

Io non sono di Roma, non ho mai vissuto qui fino ai miei quindici anni e non ne ho ricordi particolari, ma i miei genitori sì. Loro sono vissuti entrambi a Roma e io l’ho immaginata attraverso i loro racconti.

Mio padre, per esempio, ogni volta che passiamo in macchina su via Nomentana, mi racconta quando da piccolo passandoci con i suoi genitori la chiamava “la via Momentanea” e la vedeva cosi grande, piena di palazzi sontuosi che gli ricordava una foto che aveva a casa di un lungo viale alberato a Parigi, e quando ci passava si sentiva grande.

Mia madre è andata via di casa quasi subito dopo aver compiuto diciotto anni; è andata a vivere in un piccolissimo appartamento nel quartiere ebraico di Roma, il Ghetto; le piaceva la casa, le piaceva il quartiere, le piaceva la pasticceria di dolci tradizionali ebraici proprio accanto al portone e la signora Sara che quando la vedeva tornare a casa la sera le dava sempre un pacchetto di biscotti o pasticcini, i sampietrini su cui si incastrava con la bicicletta e il percorso che faceva tutti i giorni per andare all’università, dopo aver attraversato gli stretti vicoli del Ghetto si apriva maestosa Piazza Venezia.

Ma il luogo il cui ricordo è più forte e che in parte mi appartiene di più è quello che li accomuna entrambi: la scuola di musica popolare di Testaccio. Nei primi anni mio padre – che poi diventò insegnante di musica - per pagarsi le lezioni di musica faceva le pulizie nella scuola stessa, prima dell’inizio delle lezioni; si alzava alle cinque e camminando verso la scuola si fermava sempre a guardare il cielo che a quell’ora iniziava a illuminarsi e a colorarsi di un leggero pallore d’inverno. Inizialmente la scuola di Testaccio era situata dentro il monte Testaccio, detto monte dei Cocci, un monte costituito da terra e resti di anfore olearie di epoca romana che dal vicino porto fluviale venivano gettate lì una volta vendutone il contenuto. Dentro le varie sale della scuola si vedevano i pezzi di cocci uscire dalle pareti donandogli un aspetto accogliente e popolare.  Dopo qualche anno la scuola iniziò a fare delle manifestazioni per ottenere il permesso di utilizzare il vecchio mattatoio in disuso lì vicino e tutt’ora questo è lo spazio utilizzato dalla scuola. Da piccola ci andavo spesso a sentire i concerti di mio padre: mi ricordo bene il cancello nero lucido sotto un porticato di archi e colonne da cui si accedeva allo spazio interno, il  brecciolino  tutt’intorno su cui cadevo spesso e mi sbucciavo le ginocchia, il museo di arte contemporanea in cui non sono mai entrata ma che durante le pause tra un brano e l’altro guardavo da fuori, ammirando quella lunghissima vetrata nero opaco con i cartelloni della mostra. Mia madre mi racconta sempre del profumo di pane caldo che, uscendo tardi dopo le prove serali, sentiva arrivare dal panificio della grande piazza. In quella stessa piazza sono poi tornata in questi anni per andare al teatro Vittoria, il teatro del Testaccio. In questi anni ho anche potuto dare forma alle immagini che avevo del quartiere, agli edifici, ai profumi, agli incontri rendendo reale quella gita che era stata solo immaginaria.

Irene Fabbri

© 2026 Liceo Pilo Albertelli