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La Romanina di Chiara Di Fabio

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La Romanina è il quartiere in cui abito. Un quartiere non così tanto centrale ma pur sempre il luogo in cui ho vissuto la mia infanzia. In realtà mi è sempre piaciuta più la periferia del centro: ci sono persone più “vere”, più umili meno occupate a pensare a se stessi e al lavoro. Le persone nel mio quartiere sono persone molto premurose che nonostante tutte le preoccupazioni che li affliggono o gli impegni che hanno riescono sempre ad avere un minuto per aiutarti, per rassicurarti. Passeggiando tra le strade del mio piccolo mondo e chiudendo per un attimo gli occhi mentre un soffio di vento, che sembra essere quasi eterno, mi sfiora il viso, riesco a ricordare ogni momento trascorso qui, come se per un attimo fossi tornata indietro nel tempo, come se ogni luogo mi parlasse direttamente e mi facesse rivivere i momenti più significativi. Ogni angolo delle strade è un piccolo pezzo della mia vita, d’altronde avendo vissuto qui da sempre è come se fosse un po’ una grande casa. Riapro i miei occhi e continuo a camminare, ma nel frattempo penso che certamente l’aspetto non è quello di un quartiere centrale, ben organizzato: le strade non sono del tutto asfaltate, l’erba di inverno non viene tagliata e qualche lampione “fatica” a rimanere acceso; ma verso sera tra i lampioni e quelle poche luci accese che si intravedono dalle finestre si sente la vera aria di famiglia, che credo qualsiasi quartiere dovrebbe conservare. Ecco, per me il mio quartiere non è solo il luogo in cui sono cresciuta ma anche una grande famiglia.  

Mi fermo nuovamente e provo a richiudere i miei occhi, domandandomi cosa vedo? O meglio cosa vorrei vedere?  Viviamo soffocati all’idea di apparire davanti agli altri, ci hanno insegnato che se non hai i soldi non sei nessuno, ci hanno insegnato che se non vesti alla moda sei uno sfigato, ma non ci hanno insegnato che l’apparenza è solo finzione e non ciò che siamo veramente. Subito riapro gli occhi e corro, corro più veloce che posso, lontano finchè non giungo al punto più alto del mio quartiere così da poter toccare il cielo con le dita. Questo è il mio posto preferito, qui posso sentirmi me stessa, non mi sento giudicata, mi sento libera. Solo per un minuto mi siedo tra il prato rigoglioso e chiudo gli occhi, sento la pace, il silenzio più assoluto, come quando rimani sola tra l’immensità delle montagne; tutto questo è così rincuorante, ma questo silenzio immenso mi assorda, continuo a tenere gli occhi chiusi e mentre penso, sento una piccola e graziosa manina che sfiora la mia. Apro gli occhi pensando sia solamente un filo d’erba ed invece è un bambino che mi sorride ingenuamente, dietro di lui corre la madre preoccupata non vedendo più suo figlio, ma lui è così tranquillo che mi ha trasmesso la sua serenità nell’animo. Dopo averlo salutato, comincio a scendere e nel tragitto incontro un’anziana che arranca portando delle buste pesanti della spesa, così piangendomi il cuore nel vederla in difficoltà decido di accompagnarla fino a casa e con questo piccolissimo gesto ho reso quella signora la donna più felice del mondo, non smette più di ringraziarmi. Ecco questo è il mio quartiere, certamente non il quartiere più ricco di Roma, ma ricco nell’animo, ricco di gioie, di persone, di difficoltà e di problemi.

Chiara Di Fabio

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