Non è una novità per me prendere tutte le mattine il treno che mi porta a Roma, all’Esquilino, per andare a scuola. Scesa alla stazione Termini sono consapevole che mi spetterà correre prima dell’inizio delle lezioni, percorrendo la via più breve. La via consiste in varie tappe: la prima è la stazione sotto i cartelloni: è difficile camminare tra le gente che corre, taglia la strada, e non scontrarsi con i numerosi barboni; appena uscita fuori da Termini, attraverso la strada e anche lì ci sono barboni che dormono o a volte c’è la polizia che blocca quel tratto per potarli via; la cosa peggiore è la sporcizia che vedo e che ogni giorno cambia. Un giorno proprio in quell’angolo di strada c’era una grande quantità di vomito roseo alla vista del quale sono rimasta abbastanza disgustata per parecchi giorni. Il primo incrocio invece è pieno di zingare che chiedono elemosina tenendo foto di minori in mano, assaltando chi si trovano vicino; dopo l’ angolo arriva il peggio: l’odore di cipolla che non è gradevole di mattina, e i camerieri stranieri che escono dall’edificio per salutare chi passa come se conoscessero tutti da molto tempo. L’altra metà della strada è composta da bar e ristoranti. Lì alzando gli occhi al cielo ogni giorno mi accorgo di un colore di un palazzo diverso, quello bordeaux mi dà sempre la sensazione che sia la prima volta che lo vedo. Giunta all’incrocio, con molta attenzione attraverso la strada, in particolare evitando qualche tram, dopo aver visto se al bar di fronte al liceo c’è qualche mio amico. Sono davanti alla scuola, un palazzo rosso chiaro all’antica che a vista d’occhio non pare sia un Istituto. Nonostante il divieto d’affissione è sempre coperto da manifesti e se vengono tolti, il giorno dopo ne vengono messi il doppio. Questo è la strada di tutte le mattine non diversa da quella del ritorno, a parte l’odore di cipolla che non dà più fastidio all’ora di pranzo.
Francesca Marazzi