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Piazza Regina Margherita di Matilde Minenna

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È estate ed ormai prendere un cono piccolo al cocco alla gelateria nella piazza dietro casa è diventato un rituale settimanale.

Mi siedo su uno dei quattro blocchi di marmo grigio intorno ad un albero di arancio pieno di fiori bianchi. Sull’altro blocco ci sono due signore, probabilmente dell’est europa, che parlano ad alta voce con voci sempre più furenti. Accanto a loro un gruppo di ragazzi commentano la partita della sera prima. Intanto, sotto tutte queste voci, si sentono le rotaie del tram 3 rimbombare per essere succedute dal cigolio dei freni in prossimità della fermata; gli uccellini (non saprei specificarne il tipo) cinguettano e cercano di rimediare qualcosa dal marciapiede (questa è l‘ora perfetta per loro, i lavoratori cominciano la pausa pranzo nella piazza e lasciano cadere molliche dai loro giganteschi panini un po’ ovunque) inoltre dei bambini di forse sette anni giocano a rincorrersi intorno ad un gruppo di blocchi urlando e spesso finendo a piangere. Mi sento come una statua al centro di un tornado: io, ferma in mezzo a milioni di suoni e persone che cambiano e si muovono vorticosamente come se fossero in una sequenza a ripetizione infinita.
Guardo un po’ più in là e vedo clochard ubriachi ,pur essendo mattina tarda, che barcollando ridono con sorrisi sdentati nascosti da barbe folte e grigie e guardandoli mi accorgo della signora che sta passando proprio accanto a loro con uno sguardo altezzoso,una piega benfatta ai capelli ramati ed un corpo esile avvolto in un cappotto che sembra costare molto; accanto a lei il barboncino che porta al guinzaglio sembra avere la stessa espressione della padrona. Mi diverte come questi due modi di vivere qui coesistono e viaggiano su traiettorie parallele quasi come se una ignorasse l’esistenza dell’ altra.

Matilde Minenna

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