Pietralata, un quartiere nella non troppo isolata periferia di Roma.
Un quartiere come tutti gli altri, si direbbe, non molto centrale, non uno di quei quartieri nei quali la gente si può vantare di vivere. Un quartiere che per qualcuno avrebbe un aspetto del tutto innocuo, forse peggiore rispetto ad altri posti di Roma, però io la guardo con occhi diversi.
Pietralata ha tutto ciò di cui si possa aver bisogno: un parco giochi, una gelateria, delle giostre, la pizzeria, la scuola, anche se quella non è molto “desiderata” da bambini e ragazzi, forse più dai genitori.
Non nego che in alcuni aspetti il mio quartiere non mi ha mai fatto impazzire, non è molto curato, da piccola spesso immaginavo di poter fare grandi progetti per il futuro della zona, pensavo di poter migliorarla in qualche modo perché non mi accontentavo di dove vivevo.
Però, come odiare la tua casa, il posto in cui hai trascorso la tua infanzia e la tua adolescenza? Il posto che ti ha sempre ospitato come in una culla, che ti ha sempre offerto le risate, gli amici, i pomeriggi al parco?
Il mio quartiere mi ha regalato le mie più grandi amicizie, i cosiddetti “amici di sempre”, il mio quartiere mi ha accolto durante “gli anni delle immense compagnie” come dice una famosa canzone. Molte di queste le ho conosciute alle elementari, quando ero una bambina con dei lunghi capelli biondi raccolti in due codini.
Le scuole elementari sono molto più vicine al mio appartamento attuale più che a quello dell’epoca, effettivamente; ho traslocato nel 2009 ma per spostarmi solo di qualche chilometro. Anche le scuole medie erano molto vicine a casa mia, di fronte, e quanto invidiavo i miei amici che già da allora tornavano a casa a piedi, facendo un pezzo di strada insieme chiacchierando del più e del meno: li faceva sembrare “grandi” all’apparenza, una libertà che io ho sempre sognato ma che, vivendo davanti alla scuola, non ho mai avuto. Ma nonostante la mia vicinanza all’istituto, riuscivo sempre a fare tardi, ero pigrissima. Poi con le superiori è cambiato tutto, ho cominciato a prendere la metropolitana costantemente, e forse adesso rimpiango la scuola attaccata a casa mia. Il mio quartiere da questo punto di vista è perfetto, ho tutto ciò che mi serve a portata di mano, mi basta fare quattro passi ed arrivare alla gelateria, alla palestra, a casa dei miei amici, ai negozi.
Quando ero piccola mi piaceva tantissimo andare ad un parco giochi dove puntualmente tutti gli anni festeggiavo il mio compleanno; ero anche molto legata alla piscina comunale che frequentavo da quando avevo 10 anni.
Verso i 12 anni invece ho iniziato scout, una delle attività più belle che io abbia mai svolto e per quanto la nostra chiesa fosse nascosta nella periferia di Roma, il nostro era un gruppo numeroso e molto frequentato.
Quando cammino nel quartiere incontro sempre i miei amici, incrociamo gli sguardi, ci scambiamo saluti amichevoli. E’ una bellissima sensazione, ogni volta che cammino per le strade e osservo il mondo che si presenta davanti ai miei occhi vedo visi familiari e percorrendo le vie ritrovo posti significativi, riaffiorano ricordi dalle fondamenta degli edifici nei quali ho passato gran par-te del tempo: la scuola, la chiesa, la piscina. È come se lì fosse racchiuso il mio piccolo mondo, il mio piccolo posto felice in tutte le sue facce, dalle aurore ai tramonti così belli da doverli fotografare.
Elena Meucci