Le domeniche d’Inverno
Ricordo che di mattina mi svegliava il campanaro della parrocchia di Sant’Antonio, a piazza Asti: ogni giorno trovava una nuova melodia da suonare che rimbombava nella piazza e riecheggiava nei vicoli. Andavo la domenica in oratorio a giocare a pallone: l’oratorio si trova in fondo ad una lunga via in salita che parte da piazza Asti e sfocia su via Appia, vicino piazza re di Roma. C’era un enorme campo da calcio, il più famoso campo sportivo del quartiere, dove si disputavano tornei, minicampionati, ma anche altre attività, come il disegno, il teatro etc… Non scorderò mai quel posto, perché ricordo che mi veniva sempre a prendere alle due del pomeriggio mia nonna, che tenendomi per mano mi portava al gran mercato di via Orvieto, centro culturale del quartiere, famoso per le sue bancarelle etniche, i fiorai, i fruttivendoli, i salumieri, i pescivendoli, che con le loro voci attiravano quelli che passeggiavano per la via. Il mercato è facilmente raggiungibile da piazza Asti. Infatti, davanti la chiesa di Sant’Antonio, c’è una lunga via, che proprio di primavera ospita uno scenario stupendo: tutti gli alberi della via si tingono di rosa allo sbocciare dei fiori, e nell’aria si respira quell’aria di campagna che quasi ti fa scordare il fracasso della metropoli. In fondo alla via c’è uno sbocco per via Taranto, che porta da piazza Ragusa sino alla grande San Giovanni. Ed era lì che ammiravo, tenendo stretta la mano di nonna, la grande salita del mercato, piena di gente che lentamente saliva e ammirava di qua e di là cosa il mercato offrisse. Affianco a questa c’è la scuola media dove andavo: dell’Istituto Marcello Mastroianni, mi incutevano timore le piante rampicanti che si aggrovigliavano salendo fino alle finestre del secondo piano, creando così uno scenario cupo, quasi da film horror. Da lì, dopo aver fatto compere, andavamo lungo via Taranto, in direzione piazza Ragusa, verso la casa di nonna; lei abitava in un complesso di quattro condomini, famoso nel quartiere col nome di “Quattro pini”: erano disposti al centro di una piccola piazzetta a formare un quadrato, ed ad ogni angolo corrispondeva un condominio di quattro scale. Proprio lì mi lasciava mia nonna, a giocare con gli altri bambini fino alle sei e mezza, quando mio padre mi riportava a casa. E la giornata si concludeva con un dolce vento che rilassava le palpebre preparandole al sonno, ed un tramonto mozzafiato che spiccava in mezzo alle due file di palazzi di via San Remo, il luogo dal quale ogni mattina di domenica primavera, mi godevo a pieno i segreti e le bellezze del quartiere Tuscolano.
Paolo Errante