Ho appena chiuso alle spalle il portone di casa. Sono le 7.30 di mattina e in via Alessandria c’è silenzio a quest’ora, di giorno non c’è questa quiete. Il sole che piano piano fa capolino sui tetti della strada riscalda l’aria ancora fredda e umidiccia della notte. Su via Alessandria c’è ancora silenzio, tutti dormono. Mi sembra che siano ancora le sei del mattino, invece sono le sette e trentacinque ed io sono pure in ritardo, ma la città sonnecchia ancora. Per strada ci sono soltanto due o tre cani con i loro padroni, a volte mi sembra che siano loro a portarli a spasso anziché il contrario. Ogni tanto passa qualche macchina. Passo vicino una fontanella mezza rotta all’estremità del marciapiede che fa acqua da tutte le parti: una pozzanghera enorme ricopre metà marciapiede. Eccomi a piazza Alessandria, qui c’è il mercato ed è in questo luogo che la strada inizia ad animarsi. Arrivano i camioncini con la merce, ci sono dei ragazzi molto indaffarati che montano le bancarelle, la fioraia all’angolo che sistema le sue belle stelle di Natale e il pachistano che, molto frettolosamente e anche un po’ bruscamente, scarica la merce dal suo furgoncino e la sistema. Passo davanti ad un supermercato che sta aprendo e lì vedo il solito ragazzo di colore che chiede l’elemosina. Attraverso la piazza. Imbocco un’altra stradina che dà su Porta Pia, ormai manca poco, sono quasi arrivata alla mia fermata dell’autobus. Mentre cammino sento l’odore di cornetti appena sfornati, quest’odorino viene dal bar poco più avanti e nonostante avessi fatto colazione poco fa mi ha fatto venire un’altra volta fame. Intanto la strada si è riempita. Piano piano mi avvicino a Porta Pia: mi sembra di rientrare nella realtà. Sento le macchine, qualche clacson. Eccola Roma, si è svegliata, come sempre molto freneticamente. Porta Pia, la fermata dell’autobus, il mio solito 90.
Benedetta De Mita