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Tivoli di Svevo D'Offizi

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Visite: 793

VISITA AI PARENTI

Tempo fa mi trovavo a dover percorrere quel tratto di strada che separa Villalba, dove passo gran parte del mio tempo, da Villa Adriana, posto in cui vado praticamente solo quando è tardi e si deve andare a letto. Tuttavia quel giorno non era sera, ma pomeriggio, e in macchina con me, su quel filo di strada sospeso nel vuoto che altro non è che un tratto della Tiburtina che fa da divisorio tra due cave, non c’era mia madre, ma mio padre. Gli avevo promesso che l’avrei accompagnato a trovare dei parenti, a me ancora in gran parte sconosciuti, ma con cui mi piace trascorrere un po’ di tempo.

Così, mentre pensavo a quanto sarebbe stata piacevole la visita, mio padre pensava di fare una strada alternativa, quasi panoramica, per stare di più con me. E in un attimo ha attaccato con uno dei suoi soliti sermoni: spesso racconta di ciò che legge, quindi specialmente di libri riguardanti la storia della nostra regione, e tra questi, ovviamente, predilige quelli che parlano di Tivoli e dintorni. Perciò, passando dietro a Villa Adriana Antica, ha cominciato nuovamente a parlarmi di quest’ultima. Era però interessante, pure se raccontava sempre le stesse cose, vedere come ogni volta aggiungesse nuovi particolari. Quindi, risalendo la via di Roccabruna, quando si cominciavano a vedere le case costruite relativamente di recente, aveva già trovato un collegamento tra l’Antica Roma e il dopoguerra. Vedendo da lontano il fumo dell’industria Trelleborg, aveva cominciato a parlare di quando ancora era la Pirelli, e di come Villa Adriana fosse stata costruita essenzialmente dagli operai che vi lavoravano. Era andato avanti così a lungo, ma proseguendo dentro Villa Adriana, sembrava come se, man mano che gli edifici si facevano sempre più simili, diventando condomini senza estetica né storia, anche i suoi racconti diventassero ripetitivi. Stavo cominciando ad annoiarmi.

Fortunatamente, via della Leonina era sempre più vicina, e con essa il momento della visita. Appena arrivati, siamo stati calorosamente accolti, con abbracci, baci ed anche con un caffè. Tuttavia, colpo di scena: nel salotto avevano cominciato a ricordare le stesse cose che mi aveva descritto mio padre fino a poco tempo prima: cioè di Villa Adriana Antica, del campeggio che un tempo vi aveva mia nonna e un sacco di aneddoti divertenti collegati ad esso. Si era parlato anche delle cave, che dicevano che prima o poi avrebbero “inghiottito” Villalba. Eppure non mi stavo annoiando come nell’ultimo tratto del viaggio, la stanza si riempiva di risate, e mi piaceva sentire storie come quelle di Concetta, la zia di mio padre. Sembrava che parlasse del nostro comune come fosse ambientato in chissà quale remota epoca. Storie assurde e divertenti che mi avrebbe fatto piacere vedere di persona e non solo sentire da qualcuno. Come quando mio padre seguì mio nonno fino all’ulivo secolare di Villa Adriana Antica, laddove doveva fare un qualche lavoro manuale per il campeggio. Ma, mentre lo stava facendo, capitò che mio nonno lo ferisse alla fronte e che, temendo l’ira di mia nonna, decidesse di nascondere il misfatto. In che modo? Ma naturalmente portandolo dal barbiere, facendogli fare la frangetta e ricoprendogli la faccia di borotalco, di conseguenza, però, sembrava ancora più pallido ed esangue. Perciò, ovviamente, il camuffamento è durato ben poco e mio nonno ha dovuto subire i rimproveri di mia nonna.

Questi discorsi mi facevano credere che Villa Adriana fosse un posto a me più familiare di quanto pensassi, tanto era il tempo che i miei avi vi si erano radicati. Ci siamo trattenuti là a lungo, e mi sono divertito tanto, ma quando per me e mio padre era arrivata l’ora di tornare a casa, varcando l’uscio del loro condominio, ho provato una grande disillusione. Tutte le ambientazioni che mi ero figurato fino a quel momento, sature di natura e di storia, si scontravano con il duro cemento e con l’asfalto monocromatico. Tuttavia, come per disincanto, grazie a quelle storie, ho allora sentito di appartenere di più a Villa Adriana.

Svevo D'Offizi

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