Se il protagonista del famoso romanzo cassoliano fosse catapultato nella nostra epoca, cosa accadrebbe? Lo hanno immaginato i nostri studenti...
Bube non è un ragazzo comune, i suoi pensieri, i suoi ideali, la portano indietro nel tempo.
A 19 anni era partito da casa senza curarsi degli affetti e degli amici.
Non si preoccupa di ciò che pensano “gli altri”; infatti l’unica cosa per lui veramente importante è rispettare gli ideali, rimanendo coerente verso ciò per cui si lotta.
Roma nel 2019 è una metropoli piena di stimoli, però frivoli e insulsi, a dire di Bube.
I negozi, i cinema, i locali, persino l’arte per lui sono diventati uno strumento consumistico, espressione di una società tesa al capitale e all’auto celebrazione.
Ogni giorno scende in piazza sotto al Parlamento e lì rimane fino a sera. Spesso si limita a pensare se la sua protesta possa servire a qualcosa, se qualcuno lo ascolterà e capirà mai. La gente lo reputa un pazzo, a partire dalla madre, una suora a cui era stato affidato fin da neonato e che lo aveva cresciuto in modo ferreo ed eccessivamente severo, privandolo della sua infanzia. La mattina spesso va in un bar lì vicino, dove si ferma a parlare con Guido, un ragazzo semplice ma di buon animo, al quale spiega ogni volta utopie e sogni: “Sai Guido, quando mi guardo intorno non vedo nulla. Persone vuote che inseguono ideali inesistenti. Il denaro ed il compulsivo bisogno di spenderlo, controlla l’esistenza e la mente di un individuo fino a consumarlo. Ora, seguimi. Cosa ti rimarrà tra cinquanta, sessant’anni? Magari sarai ricco o avrai una casa bellissima, ma cosa ti renderà differente da uno come me, alla fine di tutto? Al giorno d’oggi ognuno è ciò che possiede. Secondo me, invece, la ricchezza non la troverai nei beni materiali che sono solo una effimera e passeggera distrazione da ciò che è veramente importante. I tuoi ideali, i tuoi sogni, la capacità ed il coraggio di agire in modo coerente rispetto ad essi, ma anche la capacità di ammettere i propri errori e pagare per essi quando è giusto. È questo che ci distinguerà e resterà alla fine”.
Mentre Bube parla, passano di lì un bambino e suo padre. Incuriosito dalle sue parole il bambino chiede di cosa stia parlando quell’uomo dall’aspetto trasandato, che sembra un naufrago, uno straniero. Il padre risponde rassegnato, distogliendo lo sguardo: “Lorenzo, quello è solo un vecchio ubriaco, che non sa quello che dice e che ripete le stesse fantasie da più di cinquant’anni. Non ti curar di lui, ma guarda e passa”.
Poco dopo, in quella fredda giornata invernale, i due entrano in un negozio di giocattoli e, guardando la nuova e scintillante macchinina rossa in vetrina, il bambino si è già dimenticato di quel vecchio ubriacone.
Giacomo Bellotta, I E