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Un incontro sul treno con Carlo Cassola

“ll sole entrava dall’altro finestrino arrossando un rettangolo di tappezzeria. Fuori l’ombra dei vagoni era lunga, correva tutta quanta nel campo dove il grano cominciava a spuntare” (Carlo Cassola, Ferrovia Locale, 1968) La citazione cassoliana non è in epigrafe o in calce ad un articolo di una rivista letteraria, non compare in un’antologia di scrittori del Novecento, né in un testo scolastico: è l’incipit dell’articolo di Ernesto Petrucci “Centoporte che passione.

Rivive il fascino degli anni ’20 a bordo dei treni della fondazione FS italiane” pubblicato sulla rivista di Trenitalia La Freccia, per chi ama viaggiare del gennaio 2020. Grazie al progetto Binari senza tempo, alcuni storici convogli sono tornati a correre nei mesi di gennaio e febbraio sulle tratte più antiche del nostro sistema ferroviario: Napoli - Portici - Ercolano, Napoli - Sapri, Napoli - Caserta. Questi vagoni e locomotive, patrimonio culturale italiano, sono stati utilizzati anche nel cinema degli anni passati e chissà che non abbiamo “ospitato” qualche sequenza de “La ragazza di Bube” di Luigi Comencini.

La visita, Ferrovia locale, La ragazza di Bube, Fogli di diario e, ancora, l’esperienza reale del treno letterario: in una rivista… ferroviaria non poteva mancare una citazione di Carlo Cassola che ha reso il treno un veicolo per la divulgazione della lettura e lo ha eletto protagonista delle sue opere, un vero e proprio luogo dell’anima per molte delle sue creature letterarie. Non dimenticando mai, inoltre, l’intento perseguito fin dalla giovinezza, quello di conferire con la scrittura mobilità a ciò che è immobile: proprio come accade a chi viaggia, fermo e in movimento al tempo stesso, su un treno in corsa verso un luogo desiderato.

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