Divina Commedia “Nella prefazione a una scelta di opere di Orazio del ’72 [Carlo Cassola] raccontò che quando insegnava, a Volterra o a Foligno o a Cecina o a Grosseto, una volta gli alunni gli chiesero in che cosa consisteva la poesia di Dante. Citò loro l’inizio del tredicesimo canto dell’Inferno” (da C. Carena, “In Maremma, a pedalare”, Il Sole 24 Ore, 19 marzo 2017 n.72).
Non era ancor di là Nesso arrivato, / quando noi ci mettemmo per un bosco / che da neun sentiero era segnato. / Non fronda verde, ma di color fosco; / non rami schietti, ma nodosi e ’nvolti; / non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco: / non han sì aspri sterpi né sì folti / quelle fiere selvagge che ’n odio hanno / tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.
Che la predilezione per questi versi fosse legata ai luoghi ricordati da Dante, eletti da Carlo Cassola come buen retiro?
----------------
Letteratura moderna Impossibile spiegare la poesia, secondo il prof. Cassola: la lirica va “sentita”, possono essere discussi e commentati soltanto alcuni lemmi di un componimento, non il significato e il sentimento poetici. Così anche per “L'infinito" di Leopardi, letto accanto ad uno dei suoi studenti, seduto tra i banchi dell’aula.
----------------
Storia Memorabile la discussione promossa in classe “pro e contro la I guerra mondiale”. Al termine del dibattito tra gli ragazzi, lasciati liberi di parlare nella scuola di allora!, il prof. Cassola prese la parola per affermare lapidariamente "600 000 morti per due città mi sembrano un po' troppi”. Un insegnamento tanto conciso, quanto efficace nel significato.
----------------
Giornale scolastico Ne “Il giglio”, il giornalino del Liceo, lo pseudonimo “zio Charlie” veniva utilizzato con affetto e stima per il professore. Scelto in relazione al suo atteggiamento aperto, eppure discreto, con i ragazzi, alla modernità della sua didattica e all’amore per la letteratura in lingua inglese, il soprannome rimane ancora un segreto della redazione, rivelato con discrezione a pochi fortunati come noi.
----------------
Educazione civica (!) Un intellettuale, scrittore e professore può avere timore di sostenere l’esame per la patente? Evidentemente sì. Questa confessione costò a Carlo Cassola la poesia “Alle otto del mattino", parodia di "A las cinco de la tarde" di García Lorca, elaborata dalla redazione del giornale scolastico “Il giglio”. Il professore, qui Don Carlos, era ritratto in macchina nell’atto di recarsi a scuola terrorizzando tutta Grosseto per le sue incertezze al volante. Il componimento piacque al Maestro, tanto che gli allievi si sentirono autorizzati a regalargli anche una grande assicurazione di carta.... per sua sicurezza.
----------------
Filosofia. Simposio: Nell’a.s. 1960, prima dell’esame di licenza liceale, gli allievi della classe V ebbero l’opportunità di sedere al tavolo con il Preside e il loro professore preferito, Carlo Cassola. Pur conservando il ruolo di docente, mai presentandosi come "amico" degli allievi, il professore poteva parlare di tutto con i ragazzi, anche in un contesto inusuale come quello simposiale in una bella serata maremmana.
----------------
Didattica: La comprensione della materia, filosofica o storica, piuttosto che la conoscenza efemeristica: questo il punto di forza dell’insegnamento del prof. Cassola, l’unico del corpo docenti a “dare del tu” agli studenti in un’epoca nella quale la distanza tra docente e discente era incolmabile e rimarcata anche da scelte formali. Per responsabilizzare i ragazzi, inoltre, il professore permetteva loro di gestire autonomamente il recupero in caso di assenza per malattia, anche trascrivendo gli appunti di altre materie nelle sue ore, qualora fosse stato necessario. Da ricordare ai docenti attuali, prima di apporre note disciplinari in casi simili…
----------------
Letteratura contemporanea Carlo Cassola non ha mai parlato in classe della sua attività di scrittore, né delle sue opere, né del premio Strega, volutamente dimentico della fama nazionale ed internazionale raggiunta. Ci pensarono gli allievi a ricordargliela: i ragazzi di classe V a.s. 1960 disegnarono sulla lavagna una strega sul rogo con un cane (quello del professore) che tentava di spegnere l'incendio.