Nel 1942, preposto al volume ‘’La Visita’’ a guisa di prefazione, l’autore pubblica un breve testo, ‘’Il film dell’impossibile’’, dove enuncia le linee essenziali della sua ricerca poetica. La narrazione, per l’autore, è chiamata a rappresentare moto e vita, ma contemporaneamente ‘’quel moto e quella vita al di là del limite, che si rivelano per segni, barlumi, spiragli, occasioni, dunque una cinematografia dell’impossibile.’’
Questa sua visione della narrativa entra in contrasto con la ‘’letteratura di crisi’’ ovvero letteratura che vede nella crisi dei valori l’unica verità, che nei primi decenni del ‘900 è vista come unico espediente narrativo confacente alla realtà circostante.
Il compito della narrativa è dunque indagare e illustrare al lettore il senso intrinseco della vita, ragion per cui le strutture fondamentali del romanzo – personaggi, vicenda e paesaggio – devono presentare la loro reale verità senza la necessità di un intervento personale dell’autore.
In “Monte Mario” la descrizione del tragitto del tram, ormai non più esistente, che si inerpica sulle pendici del colle, la trattoria di Nino dove Cassola si ferma a pensare, il paesaggio della città di Roma all’orizzonte, non sono solo semplici luoghi, ma i protagonisti stessi del racconto. Per questo lo scrittore affermerà nelle ultime righe di ‘’Alla periferia’’ di ‘’amare tutte le cose che sono ai margini’’, perché permettono all’impressione e alla realtà di fondersi insieme in un ‘’film dell’impossibile’’.
Da M. Marinelli, ‘Carlo Cassola, il ‘’film dell’impossibile’’ sulla città di Roma’,
A scuola con Cassola, Atti della Giornata, 159-160, Edizioni Spolia, Roma 2017.
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