Geografia letteraria dei paesaggi marginali. La toscana rurale in Carlo Cassola è il lavoro che Nicola Gabellieri ha pubblicato lo scorso aprile per la collana Trame nello spazio, 9 curata dal Laboratorio di Geografia, Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell'Università di Siena, edizioni All'Insegna del Giglio, Firenze 2019.
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| Forte sul porto - Canale di Marina | I calanchi di Volterra | Il dirupo a Volterra | Panchina nella pineta tra Principina e Marina |
La monografia di oltre duecento pagine si presenta suddivisa in sei capitoli dei quali il primo, l'introduzione, è di carattere metodologico ed epistemologico ("Per una geografia letteraria dei paesaggi cassoliani"). Seguono un approfondimento sul contesto geografico e letterario della Val di Cecina, la biografia dello scrittore, l'idea di paesaggio letterario in Cassola, la presentazione della "produzione della località" e taskape nei romanzi e nei racconti dell'autore e, in chiusura, una proposta per il futuro: la realizzazione di un parco culturale - didattico a Volterra, un progetto davvero interessante e di buon auspicio per chi come noi si è occupato nell'ultimo anno scolastico della realizzazione di progetti relativi ad itinerari cassoliani nella provincia di Siena ("Memoria del Paesaggio", progetto del Liceo Albertelli, Hirya Lab, Istituto Bandini, Universarte e Agenzia Impress: http://ascuolaconcassola.piloalbertelli.it/index.php/news/13-memoria-del-paesaggio-paesaggio-della-memoria-escursioni-senesi-con-carlo-cassola) e a Roma (http://ascuolaconcassola.piloalbertelli.it/index.php/about-us/le-mie-mappe).
L'originalità dell'opera di Nicola Gabellieri consiste, a mio avviso, nella peculiare lettura in chiave geografica ed etnografica di molti dei lavori cassoliani e non solo dei reportage più noti. L'impegno sociale dello scrittore, derivato dalla sua esperienza nelle brigate partigiane e dalla sensibilità verso i "più semplici", è ben conosciuto dall'inchiesta sui minatori della Maremma e sulla strage di Ribolla, scritta a quattro mani con l'amico Luciano Bianciardi, edita da Laterza nel 1956 (vd. infra in questo stesso spazio).
Meno noti ai "non addetti ai lavori" sono i contributi del romanziere relativi al paesaggio maremmano e alla sua storia: Gabellieri (op.cit. pp.116-117) ricorda che il Cassola giornalista / geografo s'interessò all'archeologia del paesaggio ("Maremma verde", Il Mondo, 1951; "Il paesaggio ne La ragazza di Bube", La provincia pisana 3-4, 1960), così come al folklore locale ("Il Santo dell'Amiata", ibid, 1952), spaziando fino all'analisi sociologica dei contesti urbani e rurali ("La cultura in provincia" e "I boscaioli della Maremma", Comunità VII, 14 , 17, 1953 ) e alla denuncia sociale ("I nababbi del sottosuolo", Il Mondo, 1953; "La strage di Noccioleta", Il Contemporaneo, 1954, e "Problemi di lavoro e di libertà nella miniera di Boccheggiano", Il nuovo Corriere, 1955). Quello che colpisce in queste pagine è la conoscenza puntuale dell'archeologia e della geologia locali, la capacità di ricavare informazioni dalla morfologia del paesaggio, le competenze sulla storia dello sfruttamento minerario maremmano - dagli Etruschi alla riforma Agraria del Ventennio, fino alla Società mineraria Montecatini! -, l'analitica descrizione della quotidianità, dei disagi e dei diritti usurpati dei lavoratori che il narratore mostra di conoscere personalmente.
Leggendo queste indagini e come rivelano gli stessi titoli delle inchieste, si comprende come magistralmente Cassola abbia saputo trasformare la ricerca storica e la cronaca in lirismo, perché la conoscenza dei luoghi e la lettura del paesaggio in chiave sociologica sono alla base del romanzo di Bube e dell'elegiaco Il taglio del bosco (Fabbri, Pisa 1954). Niente di più lontano dall'atteggiamento disimpegnato e "mieloso" contestato dai suoi detrattori al romanziere, ormai famoso dopo il premio Strega. Alle cronache edite, Gabellieri aggiunge (pp. 119-122) le belle pagine dall'archivio personale dello scrittore sulla città di Volterra, descritta nella sua espressione geologica più evidente, quella dei calanchi, e nella sua evoluzione paesaggistica e urbanistica, rivelatrice del progressivo spopolamento del territorio.
In calce ai reportage riportati nel prezioso e piacevole lavoro di Nicola Gabellieri, vorrei ricordare l'articolo divulgativo di Cassola apparso nel 1975 sulla rivista Epoca, dal titolo "Maremma, amaro far west" illustrato dalle bellissime foto di Vittoriano Rastelli:
http://www.petitesondes.net/Epoca/Estratti/1975-1297-estratto.pdf
All'analisi del territorio maremmano, qui si aggiunge la malinconia nel ricordo delle vacanze estive della fanciullezza e la descrizione del paesaggio in trasformazione durante i viaggi in treno dal Lazio alla Toscana. Una passione, quella per la geografia, manifestata fin da giovanissimo come ricorda lo stesso Cassola nella prefazione "Ai miei lettori" ne Il taglio del bosco: "Stavo ore sull'Atlante seguendo il profilo delle coste, il corso dei fiumi, le catene delle montagne; [...] leggendo i nomi delle città, delle regioni, dei fiumi, dei laghi, dei monti" (cfr. Sconfinamenti Le terre lontane di Cassola, a cura di A. Andreini, Montecarlo di Lucca -Grosseto settembre 2017-marzo 2018, Effigi, Arcidosso 2017, p.32). Un interesse puntuale che da adulto coltiverà nella descrizione analitica e appassionata della Maremma e lui tanto cara, attraverso paesaggi tanto più localizzabili quanto più atemporali e universali.



