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Dal diario di un liceale*

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“Anno XII”: ormai il regime fascista ha tolto la possibilità a noi studenti di poterci esprimere in modo libero persino in un giornale scolastico.

Sono passati degli anni dal giorno in cui ho cominciato a frequentare questa scuola e ricordo ancora con grande piacere quando “La penna dei ragazzi” (così si chiamava il foglio studentesco) ci permetteva di scrivere su ogni cosa ed è stato proprio lì che ho pubblicato i frutti delle mie prime esperienze poetiche, quelle che, a mano a mano che il tempo della vita scorre via, ricordi con un particolare affetto, ma anche con una certa nostalgia perché ti rendi conto che la gioventù passa e non ritorna. Età piena di emozioni ed esperienze legate ad una spensieratezza che dovrà poi essere abbandonata per diventare consapevoli di se stessi e delle proprie scelte future. La devo smettere di volgere la mia testa verso tali pensieri, che non fanno altro che isolarmi dalla realtà, e la devo smettere di fantasticare senza ottenere alcun risultato. Devo pensare, ormai, a concludere il liceo per poi riuscire a dedicarmi alla mia vera passione, ovvero diventare scrittore.

Affrontando quest’ultimo anno di scuola, mi rivengono in mente, come una serie di fotogrammi successivi, tutte le esperienze degli anni passati: ammetto di non aver mai espresso un atteggiamento di consenso nei confronti del regime fascista da sempre, e ho provato moltissime volte a sottrarmi a quegli esercizi noiosi e, secondo me, privi di utilità che dovevamo svolgere durante le ore di educazione fisica - sì, proprio con la “e” e con la “effe” minuscola - solo perché rientravano nel progetto della riforma della scuola e dell’”educazione” (!) stabilita da Mussolini. Sicuramente sono riuscito ad esprimere il dissenso anche nell’ora di religione - sì, anche questa proprio con la “erre” minuscola - : il Duce ha dato molta importanza ai valori cattolici che avrebbero dovuto spodestare l’individualismo e il laicismo, secondo il suo punto di vista. Ed è così che sono riuscito nei precedenti anni scolastici a guadagnare un quattro o un cinque in educazione fisica o in religione. Non furono soltanto questi, quelli che possono essere definiti i “sintomi” di una malattia antifascista: lo scorso anno, ovvero nel 1933, avevo infatti aderito al Movimento Novista Italiano di dissidenza giovanile antifuturista, ormai inesistente, un gruppo che comprendeva dei miei amici come Manlio Cancogni, caro compagno di esperienze letterarie, Ruggero Zangrandi e, fatto che mi ha colpito in particolar modo, anche il figlio di Mussolini, Vittorio. Eravamo un gruppo di “fascisti di sinistra”, come diciamo noi, perché ci illudevamo che il fascismo potesse esser cambiato dall’interno, ma in quel tempo io, come gli altri, non avevo ancora cominciato a riflettere sulla politica e quindi soltanto ora capisco che era semplicemente un moto di malcontento.

Ho deciso già quale facoltà seguire dopo aver concluso questo ciclo di studi. Dal momento che si tratta di una professione, quella della magistratura, che si è tramandata nella mia famiglia di padre in figlio, di generazione in generazione, mi iscriverò alla Facoltà di Giurisprudenza qui a Roma. Mi dispiacerà lasciare questo liceo, l’Umberto I, a cui io devo in parte la nascita delle mie prime esperienze letterarie, in cui sono nate grandi amicizie. Sicuramente, invece, non rimpiangerò affatto le ore di educazione fisica o di religione che hanno causato gravi problemi a me...... ma anche ai miei professori. Continuerò a dedicarmi alla scrittura, da cui spero di riuscire a ottenere dei successi, se non immediati, con il passare degli anni”.

*Questo testo è stato elaborato in seguito alla lettura della nota autoriale Ai miei lettori del 1934 e, soprattutto, delle pagelle liceali di Carlo Cassola conservate presso il nostro Istituto.

Viene qui data voce ad un giovane Carlo immaginario, nell'intenzione non solo di “leggere”, ma anche di animare quei documenti inediti d'archivio: ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti non è puramente casuale.

Emanuele Chialastri, classe V F Liceo Pilo Albertelli

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