Le composizioni giovanili della raccolta “La Visita” sono fonte di ispirazione per queste inedite “Passeggiate romane” e per lo pseudo autobiografico “Dal diario di un liceale” già pubblicato negli Atti A scuola con Cassola, Edizioni Spolia 2017. Il giovane Carlo ci parla attraverso la sua pagella, custodita nell’archivio del nostro Liceo, quindi passeggia con noi alla scoperta della città, come accade nei suoi racconti brevi “Studenti” e “Gli amici”.
“Anno XII”: ormai il regime fascista ha tolto la possibilità a noi studenti di poterci esprimere in modo libero persino in un giornale scolastico.
Sono passati degli anni dal giorno in cui ho cominciato a frequentare questa scuola e ricordo ancora con grande piacere quando “La penna dei ragazzi” (così si chiamava il foglio studentesco) ci permetteva di scrivere su ogni cosa ed è stato proprio lì che ho pubblicato i frutti delle mie prime esperienze poetiche, quelle che, a mano a mano che il tempo della vita scorre via, ricordi con un particolare affetto, ma anche con una certa nostalgia perché ti rendi conto che la gioventù passa e non ritorna. Età piena di emozioni ed esperienze legate ad una spensieratezza che dovrà poi essere abbandonata per diventare consapevoli di se stessi e delle proprie scelte future. La devo smettere di volgere la mia testa verso tali pensieri, che non fanno altro che isolarmi dalla realtà, e la devo smettere di fantasticare senza ottenere alcun risultato. Devo pensare, ormai, a concludere il liceo per poi riuscire a dedicarmi alla mia vera passione, ovvero diventare scrittore.
Salgo le scale che mi portano fuori dalla metro C, sono le 13:55, sto tornando da scuola, è una giornata uggiosa, una di quelle giornate dove il sole, velato dalle nuvole grigie, sembra sempre sul punto di uscire ma non esce mai; un po' come il mio umore quando percorro la strada per tornare a casa. Appena uscita dalla metro mi fermo, prendo fiato e mi guardo intorno, come ad aspettare che il mio quartiere mi comunichi qualcosa. Purtroppo non riesce quasi mai nel suo intento, poiché mi trasmette solo monotonia e, in giornate come questa, anche tanta tristezza: vedo solo strade contornate da palazzi grigi, che non fanno altro che rendere l'atmosfera ancora più cupa, in mezzo a questi palazzi vi sono vie buie che sembrano non “provare mai tenerezza”. L'unica cosa che mi infonde questo quartiere sono i ricordi, come se in ogni posto ci sia una parte di me, sia adulta che bambina.
Ogni giorno scopro nuove sfaccettature di questa città immensa che si lascia scoprire poco a poco. Oggi, una giornata come le tante, in pieno gennaio io e una mia cara amica, all’uscita di scuola decidiamo di andare a mangiare in una pizzeria e farci un giretto per svagarci un po’. Non conoscendo bene Roma mi affido al senso di orientamento della mia guida che mi porta lungo via Cavour alla ricerca di un posto tranquillo dove mangiare il nostro pranzo lasciandovi alle nostre spalle l’imponente S. Maria Maggiore.
La strada che separa la mia casa dalle scuole medie che ho frequentato si chiama Via di Tor Sapienza. Per arrivarci esco da casa e percorro il vialetto che finisce su Via Luigi Alamanni per poi girare a sinistra. Lungo questa via ci sono solo case e alcune traverse. Arrivato in fondo svolto a destra passando davanti alla gelateria per poi superare due pizzerie e un bar, mentre sulla sinistra c'è il parco di Tor Sapienza e i campi da calcetto. Avanzando si arriva alla parte centrale dove ci sono alcuni negozi e bar anche se la cosa che più si nota è la chiesa di San Vincenzo de Paolis che svetta sulla sinistra. Continuando dritto, arrivo a fianco della scuola elementare Gioacchino Gesmundo mentre sulla sinistra ci sono per lo più bar e piccoli alimentari. Poi svolto a destra su via Collatina, costeggiando sempre le elementari, e sulla sinistra vedo la pizzeria dei Diavoli, un'altra scuola e un grosso ferramenta. Questo breve viaggio volgeva al termine quando, girando a destra, tutte le mattine entravo a scuola.
Alzando di poco la testa, i miei occhi incontrarono un cielo azzurro, privo di nuvole, mentre i miei piedi si muovevano lungo i sampietrini di Piazza del Popolo; girando lo sguardo a sinistra, potei intravedere la terrazza del Pincio, dove ero e sono solita passare i pomeriggi d’estate con i miei amici; davanti a me l’obelisco Flaminio, con i suoi quattro leoni alla base e i suoi innumerevoli geroglifici sui lati, era situato tra le chiese gemelle di Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli. Feci un grosso sorriso quando in mezzo alla folla riuscii a vedere la grande varietà di negozi.
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