Le composizioni giovanili della raccolta “La Visita” sono fonte di ispirazione per queste inedite “Passeggiate romane” e per lo pseudo autobiografico “Dal diario di un liceale” già pubblicato negli Atti A scuola con Cassola, Edizioni Spolia 2017. Il giovane Carlo ci parla attraverso la sua pagella, custodita nell’archivio del nostro Liceo, quindi passeggia con noi alla scoperta della città, come accade nei suoi racconti brevi “Studenti” e “Gli amici”.
Maggio, è una mattinata fresca e soleggiata e decido di uscire, il sole mi mette sempre di buon umore.
Superato il cortile interno del mio palazzo, esco e giro a destra, come sono solita fare; mi ritrovo a piazza Epiro, il mercato rosso mattone occupa quasi totalmente la piazza, ed essendo domenica le varie bancarelle brulicano di gente.
Superata la folla, proseguo la mia passeggiata per Via Pannonia che termina direttamente a Porta Metronia.
Scendo le scale del palazzo di corsa, cercando di non cadere trascinata dal mio cane che appena capisce che sto per portarlo giù inizia sempre a tirare, impaziente di uscire all’aria aperta. Esco dal giardinetto del condominio e giro l’angolo a destra. Di giorno solitamente faccio un altro percorso, passando per il parco, cosi da poter sciogliere Blues e correre un po’ con lui, ma quando è buio faccio sempre il giro più lungo che posso.
Un giorno mi ritrovai a percorrere da solo, e il motivo per cui mi trovassi lì senza alcuna compagnia l’ho ormai dimenticato, la strada che va da Villa Gregoriana a Piazza Giuseppe Garibaldi, dove sarebbe venuta a prendermi mia madre con la macchina. Così m’incamminai, passai su via Ponte Gregoriano e come ogni volta mi arrestai ad ammirare il luogo; di fronte a me il Tempio della Sibilla, che già molte volte venne dipinto, e sotto di me quel tappeto verde che nasconde le acque dell’Aniene mi invogliavano a rimanere a godere ancora della visuale. Certamente, fossi stato bravo a disegnare, ne avrei già fatto un acquarello di quel panorama, e ci avrei raffigurato anche me stesso dentro, sotto il tempio, tante volte mi ci hanno portato i miei genitori da bambino.
È Domenica mattina e prontamente le campane di Sant’Antonio mi svegliano alle ore 8. Apro le finestre della mia camera e mentre osservo il cielo limpido invernale, sento l’odore della brezza mattutina che spinge il mio naso sin fuori le grate. Allora decido di vestirmi rapidamente, mi metto delle cuffie, faccio partire della musica jazz ed esco di casa. Già dal cortile ottagonale fuori dal portone, riesco a vedere le meraviglie invernali della mattina, come la rugiada, il pavimento umido, il fumo che esce dalla canna fumaria delle caldaie, denso e bianco come una nuvola.
I passi si facevano gradualmente più rumorosi, la pioggia era appena finita e la fioca luce del sole attraversava le nubi, illuminando le rovine del Colle Oppio. La strada che porta al Colosseo è sempre stata la migliore da percorrere e dopo la pioggia non c’è mai nessuno nel parco, solo io, la natura e i monumenti. Ritengo che durante quelle passeggiate siano stati molto suggestivi gli attimi di meditazione che non raramente interrompevano le camminate.
© 2026 Liceo Pilo Albertelli