I passi si facevano gradualmente più rumorosi, la pioggia era appena finita e la fioca luce del sole attraversava le nubi, illuminando le rovine del Colle Oppio. La strada che porta al Colosseo è sempre stata la migliore da percorrere e dopo la pioggia non c’è mai nessuno nel parco, solo io, la natura e i monumenti. Ritengo che durante quelle passeggiate siano stati molto suggestivi gli attimi di meditazione che non raramente interrompevano le camminate.
Proprio in quel momento mi fermai, a metà strada con il Colosseo; ciò che catturò la mia attenzione, nonostante non fosse nulla al di fuori dell’ordinario, furono i resti delle mura che emergono dagli alberi e dai cespugli. Si ergevano immobili, come vestigia di un’epoca antica e gloriosa ma ancora potente nella memoria, così potente da suscitarmi emozioni e pensieri, quasi come una rivelazione. Subito dopo iniziai a camminare più lentamente, voltandomi costantemente indietro ma dopo essermi girato un’ultima volta trovai davanti a me la maestosa sagoma del Colosseo. Non mi ero mai soffermato attentamente sulla sua imponenza e veloce i pensiero corse verso l’immaginazione dell’originaria bellezza del monumento. Fu un’esperienza bellissima che mi fece comprendere quanto l’antico prestigio dei monumenti e lo splendore del paesaggio naturale possano creare uno spettacolo magnifico.