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Passeggiata a Tivoli - Svevo D'Offizi

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Un giorno mi ritrovai a percorrere da solo, e il motivo per cui mi trovassi lì senza alcuna compagnia l’ho ormai dimenticato, la strada che va da Villa Gregoriana a Piazza Giuseppe Garibaldi, dove sarebbe venuta a prendermi mia madre con la macchina. Così m’incamminai, passai su via Ponte Gregoriano e come ogni volta mi arrestai ad ammirare il luogo; di fronte a me il Tempio della Sibilla, che già molte volte venne dipinto, e sotto di me quel tappeto verde che nasconde le acque dell’Aniene mi invogliavano a rimanere a godere ancora della visuale. Certamente, fossi stato bravo a disegnare, ne avrei già fatto un acquarello di quel panorama, e ci avrei raffigurato anche me stesso dentro, sotto il tempio, tante volte mi ci hanno portato i miei genitori da bambino.

Quanto dovrei esser loro grato per avermi mostrato in più occasioni le parti più suggestive della città, anche se a dovermi spostare da un luogo all’altro mi trovo spesso in gran difficoltà. Infatti, arrivato da Pippo, la paninoteca più famosa di Tivoli, avevo due possibilità per continuare il mio viaggio, ovvero: girare a sinistra verso un locale chiamato L’Ape 50 e proseguire da quella parte, oppure passare per Via S. Valerio, che sapevo che più in là diviene Via del Colle. Allora io, lasciandomi convincere dalla strada più nota e non da quella più breve, mi avviai per un inaspettato viaggio. Mentre attraversavo quel claustrofobico vicolo, dovendomi fare stretto ogni volta che passava una macchina, già pensai di aver preso una via non conveniente, ma proseguii fino a dove la strada si allargava un poco e allora riconobbi i due archi che precedono la Porta Maggiore. Questa è l’unica parte che rimane della cinta muraria di Tivoli, che i Romani costruirono solamente ad ovest, perché avevano capito che anche senza era difficile da espugnare. Quindi in quella zona già c’ero stato, ma, pur non ricordando come continuasse la strada, decisi di proseguire, perché nella mia testa avrei impiegato più tempo a ripercorrerla all’indietro.

Ma non appena arrivai alla Chiesa di San Silvestro, un guizzo nella mia mente mi ricordò che Via del Colle diventa dopo la Strada degli Orti, che, passando accanto al Tempio d’Ercole e della Tosse, ti porta fuori da Tivoli. Perciò impaurito per essermi allontanato già troppo, come se fosse comparso un mostro sulla strada lungo la quale avevo passeggiato fino a quel momento, mi lanciai nel labirinto di viuzze che compongono Tivoli vecchia, fino ad esserne risucchiato. Cominciai a vagare, guardai l’orologio e temendo di fare tardi, affrettai anche il passo. Dopo un po’ stavo anche cominciando a spaventarmi, non trovando più alcun punto di riferimento, e mi ricordai di quando anni prima, con i miei amici delle medie andavo alla fiera di San Giuseppe, ed anche in quel caso mi perdevo tra le strade e tra la folla. Così li invidiai perché dovevano aver acquisito una conoscenza del territorio maggiore della mia, a causa delle strade diverse che prendemmo nella scelta del liceo. E non riuscendo ancora a raccapezzarmi tra tutti quei budelli, pensare al corso delle nostre vite come una strada mi metteva ancora più ansia. Fino a quando non vidi la casa gotica; questa è una casa che dipinse Adolfo Scalpelli e ancora non mi capacito di come abbia fatto a non vederla se già da Via del Colle se ne può intravedere uno scorcio, fatto sta che solo grazie a lei ripresi in mano la situazione. Lì vicino doveva esserci la “fontana pipistrello”, chiusa in un cortile tanto bello quanto piccolo, mentre più in là la chiesa di San Pietro alla Carità, impossibile da non notare.

Una volta arrivato là, rosso in viso ed in ritardo, mantenni sempre Villa D’Este sulla mia destra, di modo che il suono dell’acqua mi guidasse naturalmente verso Piazza Garibaldi. Quando giunsi anche là, assaporando finalmente la mia meta, il dolce riposo nella macchina di mia madre, scoprii che questa ancora non era arrivata. Perciò, per attenderla, andai verso il belvedere e ripassavo in rassegna nella mia mente, come diapositive, le immagini di quel viaggio che avevo appena percorso e che mi aveva molto istruito e stupito. Poi ripensai anche alle persone che ancora mi dicono che a Tivoli non c’è niente, che i suoi punti d’interesse sono limitati a Villa Adriana e a Villa D’Este, e provai molta soddisfazione per aver appena dimostrato quanto fossero nel torto, e che questa città che pure non è al centro dell’universo, non ha niente da invidiare a molte più grandi e famose di lei.

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