Sono appena scesa dalla fermata Circo Massimo della metro B come ogni venerdì, da ormai qualche mese, per raggiungere il corso di musica in una scuola a Trastevere. Mi piace camminare nel centro storico della città da sola con la musica nelle cuffie per ore, osservare i turisti vederla per la prima volta e quel miscuglio di felicità e stanchezza sul volto dei bambini che curiosi si guardano intorno sorridendo o, ancora, guardare i volti delle persone alla guida di automobili o autobus stressati dal traffico e dalla confusione. Esco dalla stazione e vado verso il semaforo, è appena diventato verde e inizio ad attraversare la strada mentre guardo l’ora dal mio orologio.
Di solito mi fermo a pranzare seduta sull’erba del Circo Massimo, ma oggi non ho il tempo di fare soste se voglio arrivare puntuale. Mentre cammino su via del Circo Massimo, l'area archeologica alla mia destra cattura la mia attenzione e, guardandomi intorno, vedo tante altre persone che la guardano affascinati forse non comprendendo appieno il senso dei resti lì presenti. Proseguendo, mi soffermo a guardare sovrappensiero tutti i pini al lato della strada che offrono un po’ d’ombra in questa giornata di sole che sembra quasi si muovano a tempo con la canzone che sto ascoltando. Camminando ancora vedo un gruppo di bambini, probabilmente una classe di terza o quarta elementare, seduti sulle panchine a pranzare mentre le loro due maestre cercano in tutti i modi di attirare la attenzione degli alunni. Alzando lo sguardo i miei occhi scorgono il colle Palatino, l’Altare della Patria di Piazza Venezia e il campanile di Santa Maria in Cosmedin, al cui interno vi è la Bocca della Verità e, nonostante io viva qui da quando sono nata, mi stupisco della bellezza spiazzante della città e rifletto su quanto dovesse essere bella nell’antichità se ancora oggi i resti che sono giunti fino a noi sono conservati così bene. Dopo mi fermo a pensare a quanto possa essere bello visitare Roma per la prima volta e non viverla dando per scontate le sue particolarità perdendo quindi la curiosità e la voglia di vedere tutte quelle strade che non si ha avuto la necessità di percorrere. Ad ogni modo, continuando il mio tragitto verso la scuola di musica, vedo fermarsi accanto a me il bus turistico che fa il giro del centro storico fermandosi vicino a tutti i luoghi di maggior interesse della città così da consentire ai suoi passeggeri di scendere ed osservare da vicino tutti i loro particolari. Vedo scendere dal bus due ragazzi, a giudicare dai loro vestiti estivi provenienti del nord Europa, che si tengono per mano: lui ha in mano la mappa mentre lei immortala quel momento con la macchina fotografica che tiene al collo. Vederla fare fotografie mi ricorda una mia amica che non vive a Roma che mi disse che fotografare ciò che le sta intorno le consente di rivivere un certo momento ancora ed ancora; così decido anche io di fotografare il Circo Massimo per immortalare quel momento di tranquillità e spensieratezza.