La pioggia cade incessantemente. Le scarpe, ormai bagnate, percorrono la strada senza fermarsi. Il ghetto ebraico non mi è mai apparso tanto silenzioso come in questo pomeriggio autunnale. La luce fioca dei lampioni mi fa stringere gli occhi per vedere in mezzo alla tempesta. Svolto a sinistra e percorro una breve salita, dove, tra le vie del ghetto, sorge una piccola chiesa: San Giorgio al Velabro, davanti alla quale nel 1993 la mafia compì il suo primo attentato alla capitale. Mi rifugio sotto il porticato, nell’attesa del cielo sereno. Mi guardo intorno e intravedo la porta principale aperta. Entro e sento una melodia classica provenire da un pianoforte poto davanti all’altare della chiesa. Aspetto e ascolto, finché un debole raggio di luce colpisce una vetrata. Esco sulla strada, e guardando il cielo ormai limpido, riprendo la strada verso casa.