Salgo le scale che mi portano fuori dalla metro C, sono le 13:55, sto tornando da scuola, è una giornata uggiosa, una di quelle giornate dove il sole, velato dalle nuvole grigie, sembra sempre sul punto di uscire ma non esce mai; un po' come il mio umore quando percorro la strada per tornare a casa. Appena uscita dalla metro mi fermo, prendo fiato e mi guardo intorno, come ad aspettare che il mio quartiere mi comunichi qualcosa. Purtroppo non riesce quasi mai nel suo intento, poiché mi trasmette solo monotonia e, in giornate come questa, anche tanta tristezza: vedo solo strade contornate da palazzi grigi, che non fanno altro che rendere l'atmosfera ancora più cupa, in mezzo a questi palazzi vi sono vie buie che sembrano non “provare mai tenerezza”. L'unica cosa che mi infonde questo quartiere sono i ricordi, come se in ogni posto ci sia una parte di me, sia adulta che bambina.
Percorro Viale dei Romanisti a Roma sud-est, passo davanti al parco dove ero solita andare da bambina, interi pomeriggi passati lì con i miei amici dell'infanzia ad arrampicarci sugli alberi, perdeva chi guardava in basso, ore e ore passate sopra le altalene e ad andare sempre più in alto quasi a sfiorare il cielo; di recente ci sono passata con mio padre e mia nonna nei suoi ultimi anni di vita, per farle respirare un'aria differente da quella di casa, mia nonna era sempre entusiasta come ritornasse anche lei bambina. Ora il parco è vuoto e mi assale una profonda malinconia.
Continuo per la mia strada, vedo sempre le solite facce, gruppetti di ragazzi che non vanno più a scuola e non rimangono neanche più a casa, che non sanno come trascorrere le proprie giornate, non avendo neanche più un traguardo, girovagano per il quartiere come fossero lupi solitari con il bisogno di unirsi ad un branco. Mi imbatto anche in volti senza faccia, senza espressione, volti stremati dal lavoro che non vedono l'ora di raggiungere la propria casa. Poi ci sono io: penso che, nonostante tutto, queste persone e queste situazioni, ormai a me familiari, mi fanno compagnia e rendono vivo questo quartiere, non lasciando che sia solo una sagoma, anche se mi lasciano un fondo di tristezza ed amarezza, perché penso che per queste persone il futuro sarà buio o alquanto incerto. Una volta arrivata a casa, trovo un ambiente caro che mi riempie il cuore di gioia e che riesce a "portarmi lontano" dalla realtà circostante.