Esco dal portone di casa mia, mi fermo un attimo a riflettere se attraversare la strada e prendermi un gelato da Fassi o meno: vada per il no, fa troppo freddo. Devo andare a rione Monti, devo vedermi con una cara amica, sono un po’ in ritardo, per cui ho una ragione in più per non prendermi un gelato in solitudine.
Prendo la destra e proseguo Via Principe Eugenio finché non sfocia nei portici. Aspetto che scatti il verde al solito semaforo, scalpitando, si tratta di due metri massimo di attraversata e come ogni volta che sono di fretta, prima che scatti il verde passano un’infinita’ di macchine. E’ incredibile quanto un semaforo a volte possa farti sentire impotente. Finalmente calpesto i sampietrini e lascio alle spalle il mio acerrimo nemico. Una volta superato il porticato di Piazza Vittorio mi ritrovo su Via Napoleone III, all’altezza della cattedrale di Sant’Eusebio, una chiesetta seminascosta con un certo fascino urbano; attraverso a sinistra passando sopra le rotaie del tram per poi inoltrarmi in un altro portico, dalla parte di Via Dello Statuto. Supero anche questo colonnato, giro a destra e proseguo dritto per Via Carlo Alberto, strada leggermente in salita che termina con Piazza dell’Esquilino, dove si erge la maestosa basilica di Santa Maria Maggiore; la percorro interamente sul lato sinistro, mentre una distesa di taxi attende pazientemente qualche turista dall’altra parte della strada. Imbocco la scoscesa Via Panisperna per poi svoltare nel petroso corridoio di nome Via dei capricci e giungere finalmente in uno degli scorci del quartiere a cui sono più legato, la suggestiva Piazza degli Zingari, cuore dell’antica suburra romana.