È una mattina di sole, penso tra me e me che è una giornata sprecata per non fare una bella passeggiata al centro, così raduno le mie cose ed esco di casa. Scendo le scale del mio appartamento e attraverso il giardino del mio condominio, l’erba è alta, i fiori variopinti sono spuntati dalla terra. Non appena esco di casa cammino lungo il solito tragitto di tutte le mattine per arrivare alla metropolitana, che questa volta non uso per arrivare a scuola.
Dopo i dieci minuti di camminata passando per i vari palazzi, le scuole e i ristoranti arrivo alla stazione. Scendo alla fermata Colosseo. Una cosa che mi è sempre piaciuta di questa stazione della metropolitana di Roma è che appena uscita la visuale si affaccia subito sul Colosseo, questo infatti colpisce tantissimo turisti che si fermato davanti all’uscita della metropolitana per scattare foto. Appena uscita mi fermo a guardare il famoso monumento e penso a quanto sia grande, fa quasi impressione, non è di certo come si vede nelle fotografie; molto spesso non mi concentro ad osservarlo perché sono abituata a questo monumento così importante, infatti tutti spesso ci dimentichiamo dell’importanza storica e artistica dei monumenti che abbiamo a Roma e in Italia, la nazione con più monumenti di storia e arte antica al mondo.
Deciso di voler osservare meglio l’anfiteatro: giro a sinistra e salgo dei gradini che mi portano in una strada rialzata dalla quale posso vedere il colosseo non dal basso, ma di fronte. Dopo deciso di proseguire la passeggiata, cammino lungo il centro immersa dalle persone che sono intente a parlare o scattare foto. Arrivo in seguito all’Altare della Patria, altro monumento amato e rinomato a Roma che si trova in piazza Venezia. Questa piazza non è mai stata particolarmente amata da parte mia, non l’ho mai trovata molto interessante, se non per il fatto che ospita ogni anno l’albero di Natale a Roma. L’Altare della Patria però è un monumento stupefacente, mi fa ricordare quando ero piccola, entravo dal cancello e mi divertivo a correre lungo la grande scalinata con mia sorella. Scatto una fotografia e dopo decido di tornare verso i Fori Imperiali.
Da qui attraverso la lunga via dei Fori e vengo trasportata dalla musica degli artisti di strada. Più meno a metà della grande strada vedo un autobus passare: non voglio sapere dove mi porterà, voglio solo andare avanti, quindi lo prendo. L’autobus si muove verso piazza Venezia, la circonda e gira a destra, passa vicino al Museo delle cere, svolta in altre vie e arriva e passa verso luoghi del centro: monumenti, locali, strade di San Pietrini. Dopo di che l’autobus prende una strada dritta che percorre per un buon lasso di tempo, ero talmente concentrata a guardare fuori dal finestrino che non mi sono resa conto di dove fossi: cerco dei punti di riferimento e trovo la Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane, ma sento dentro di me che ancora non è il momento di scendere, volevo ancora rimanere di più nell’autobus a godermi il panorama. Faccio altre svolte, l’autobus gira in varie vie collegate fra loro, fino ad arrivare ai Giardini del Quirinale. Continuo ad andare avanti fino a quando l’autobus non arriva a Piazza di Spagna: ora scendo, volevo camminare.
Arrivo alla grande piazza dalla famosa scalinata e mi fermo a guardarla, questa è ancora più affollata del Colosseo, anche perché la piazza da su una strada, Via degli Acquedotti, piena di negozi. Decido di imboccare la strada e di guardarmi intorno, immergendomi nella confusione da compere della Domenica pomeriggio. Cammino per quella strada che sembrava infinita, giro varie vie, non so precisamente dove vado, mi faccio trasportare dalle sensazioni. Dopo una mezz’ora di tempo mi trovo a Piazza del Popolo. Mi siedo e guardo un ragazzo nella Piazza che si diverte a far ridere i bambini con le bolle di sapone. Decido po i di muovermi. Mi incammino per la mia via, so dove andare. Cammino in avanti, giro a sinistra, scendo le scale. Ascolto la musica per immergermi nel mio mondo e non avere contatti con la tanta gente intorno a me, questa è l’unica parte del tragitto che non mi piace. Dopo un lasso di tempo arrivo a destinazione, levo le cuffiette, metto la chiave nella serratura e... si, purtroppo era ora di tornare a casa, però entro in casa con il sorriso che mi ha portato questo pomeriggio Romano.