Carlo Cassola ha ispirato la produzione cinematografica del secondo dopoguerra. Ecco perché è utile conoscere i film “La ragazza di Bube” di Luigi Comencini, “Il taglio del bosco” di Vittorio Cottafavi e “La visita” di Antonio Pietrangeli, così come è interessante riflettere sulle interviste all'autore, quali “Carlo Cassola: a proposito della letteratura della crisi”, Cinegiornale, Istituto Luce; “Scrivere la Resistenza: Carlo Cassola”, Rai Letteratura; “Volterra: La ragazza di Bube-Carlo Cassola, Premio Strega”, Cinegiornale, Istituto Luce; “Carlo Cassola: il rumore continuo della vita”, Rai Letteratura; “Beniamino Placido intervista Carlo Cassola”, Fuori Orario-20 anni prima, Rai3.
La proiezione del film "La visita" si inserisce anche nel progetto che vuole ricordare gli studenti illustri della nostra scuola intitolato "Lampi di Allbertelli", iniziativa realizzata nell'ambito del Piano Nazionale Cinema per la Scuola promosso da MIUR e MIBAC.
I nostri studenti hanno partecipato al II cineforum scolastico sull’opera di Cassola in quest’anno scolastico (dicembre 2018 - marzo 2019), in primo luogo rispondendo ai questionari durante la visione, poi leggendo e confrontando in classe le loro risposte.
Leggi il Questionario della I E
DOCUMENTARI su Carlo Cassola, 1960-1978:
A proposito della letteratura della crisi
FILMATO: “Scrivere la Resistenza”
FILMATO: “Il rumore continuo della vita”
Cassola vs Comencini
La ragazza di Bube: confronto tra il romanzo e il film La prima differenza tra il testo di Cassola e l'opera di Comencini si ha nella scena iniziale del film. Questo si apre con i festeggiamenti di fine guerra e con un “flashback”, o più comunemente “ricordo” dell’incontro fra i due protagonisti: Mara, il personaggio femminile, immatura fino a quando non incontra Bube, e Bube, il personaggio maschile, un partigiano che, dopo la morte del compagno Sante, andrà a trovare la famiglia di quest’ultimo. Qui incontrerà Mara. Una scena, rispetto al romanzo, è stata post posta, ovvero l’incontro tra Mara e Mauro, un amico innamorato di lei.
Secondo me, la scena nel romanzo è all'inizio della narrazione perché Cassola voleva dare un quadro generale del periodo storico in cui è stato ambientato il film e, quindi, anche del modo maschile di approcciare le donne. Nel film, invece, il regista voleva fare il confronto tra il comportamento di Mara nei confronti di Bube e il comportamento di Mara verso altri uomini. Nel film, dunque, la scena è più efficace a questo scopo rispetto alla descrizione del romanzo. Altro punto a favore del film potrebbe essere la descrizione dell’epoca, per esempio un aspetto apparentemente poco significativo, come le indicazioni stradali scritte in lingua inglese, può essere utile a far capire che nel dopoguerra comandavano in Italia gli anglo americani. Un aspetto molto importante da sottolineare, poi, è la voce narrante: se un racconto è narrato dal personaggio sbagliato, esso sarà sicuramente poco riuscito, infatti è il narratore che dà 55 enfasi al racconto stesso. Nel film la voce narrante è Mara, mentre nel romanzo è lo scrittore Cassola.
In questo caso, è migliore la scelta nel romanzo perché la narrazione in prima persona non sarebbe stata adatta per questa storia , che si deve vedere da più punti di vista. A questo punto, è bene ricordare la descrizione dei cinema nel romanzo e la loro rappresentazione nel film. Le sale del dopoguerra erano molto diverse dalle attuali. Quelle attuali sono fin troppo organizzate, infatti se io volessi stare seduto sulle scale o in piedi, non potrei, perché bisogna stare seduti sulle poltrone apposite, ovvero i posti sono prenotati e riservati. Invece, nei cinema di tanti fa, che sembravano quasi dei teatri, le persone stavano come meglio potevano. Non saprei dire, tuttavia, quale sia il cinema migliore. Riprendiamo a parlare dei confronti fra film e romanzo. Il paesaggio, sia nel film che nel romanzo, è raffigurato con case distrutte dalla guerra recente.
In questo paesaggio devastato si stagliano alcuni personaggi, uno di questi è Stefano, il ragazzo di cui si innamorerà Mara nella storia. Nel romanzo lavora in una vetreria, mentre nel film è un tipografo. Ma il punto più importante di contrasto tra romanzo e film è di tipo ideologico, perché Cassola, quando Bube sbaglia, addossa la colpa a lui e ai suoi compagni, mentre il regista l’addossa più genericamente alla guerra e al fascismo. A questo proposito, ricordo uno dei momenti tragici della narrazione, quando un parroco collaboratore in guerra dei fascisti viene quasi linciato su una corriera e Bube interviene, acclamato dalla folla, apparentemente per picchiarlo, in realtà mettendolo in salvo presso le forze dell’ordine. L’epilogo a seguito dell’episodio è diverso nel romanzo e nel film: una scena, non presente nel romanzo, viene introdotta dal regista, quella del prete che anni dopo l’accaduto depone in tribunale a favore di Bube. Naturalmente lo scopo è far capire agli spettatori che Bube non 56 è malvagio anche se, apparentemente, risulta un accanito “vendicatore” perché continua a comportarsi come gli viene suggerito dagli altri. Nel complesso il romanzo scritto e il film mostrano alcune differenze, come si è visto: se fosse stato scritto un romanzo con le idee del film, e se il film avesse lo spessore del testo narrativo, l’opera finale sarebbe praticamente perfetta.
Marcello Benzi